Come ti sei sentita subito dopo aver vinto in una delle categorie più numerose ed impegnative?
Questa è una domanda interessante, e credo che interessante sarà la risposta.
Sull'Unsu della finale, proprio all'ultima tecnica, ho avuto uno sbilanciamento che ha fatto trattenere il respiro a parecchia gente.. compresa me. Finita la gara ad un certo punto si era creata una gran folla attorno al tavolo di giuria del mio tatami. C'erano il coach ucraino, un arbitro e una donna in borghese anche loro del posto. Ho pensato che stessero facendo di tutto per farmi scendere dal primo gradino del podio e viste le circostanze, ho iniziato a preoccuparmi.
Bertoletti e un medico erano lì, e mi facevano cenno di star tranquilla perché era tutto apposto, ma la mia ansia iniziava a crescere, quando vedo arrivare il presidente Morreale, che ad un tratto mi fa un sorrisone e un ok con la mano. Finalmente sorridevo anche io. Sono stati pochi minuti, ma ho accusato molta tensione..
Appena dopo il saluto, il primo che ho abbracciato è stato il maestro Setaro,che mi aveva seguita dall'inizio alla fine, dandomi molto coraggio, e poi ho quasi aggredito di gioia il presidente. Sugli spalti è avvenuto il resto. Ma avevo ancora l'amaro in bocca.
E adesso a tre settimane dalla vittoria, cos'è per te essere una campionessa del mondo?
A tre settimane dal mondiale sono sempre la Frighi che conoscete, consapevole della vittoria a cui penso quasi ogni giorno. Se c'è però una cosa che so ancora meglio è che quel podio ha rappresentato "l'inizio dell'inizio". Ho tanto, ma davvero tanto da lavorare e spero di condividere ancora molto con voi!
Quali sono stati i protagonisti di questi mondiali?
Senza dubbio i protagonisti di questi mondiali sono stati gli ucraini che sono stati davvero forti e favoriti; agonisticamente parlando anche i rumeni hanno avuto un grande spicco. Oltre ad essere degli ottimi atleti in diverse categorie, sono stati una squadra numerosa, affiatata e credo anche ben organizzata, come il Brasile. Inizialmente vederli cosi tanti spaventa, ma poi sul tatami si gareggia da soli, e noi italiani per quanto in minoranza numerica abbiamo fatto la nostra figura, ognuno di noi l'ha fatta, grazie all'umiltà e alla sportività che ci portiamo già dalla palestra.